Breve premessa: ho sempre creduto che da sbronzi si partoriscano i migliori testi di filosofia sulla vita che nemmeno Hegel saprebbe congeniare dopo una botta di morfina. Ho scritto le prossime righe dopo un'intera bottiglia di ottimo Bordeaux parigino e un intero cd di Guccini. Ora non è che prediliga i vini francesi e il compagno Francesco ma alle quattro del mattino l'angoscia e un pò di vino mi hanno portato davanti ad un foglio bianco e a buttare giù gran parte di veleno...
Arrivato a questo punto credo che dovrò smetterla di sbronzarmi da solo!
E allora cosa mi racconti? Comincia sempre con questa domanda semplice: è la prima cosa che si dice e nessuno saprà mai cosa c'era prima. E' un pò come comincia qualsiasi libro: comincia semplice, tanto che alla prima pagina ci si chiede sempre ma di che diavolo parla? Le parole da usare, sempre quelle, è un'arte, l'arte di cambiare l'ordine della classifica delle persone: il primo posto una volta suo, ora è d'un altro e via via fino alla medaglia di bronzo e poi in un archivio polveroso. La vita è un'abitudine ma capita sempre di perderne un pezzo alla volta e così sempre meno: l'esperienza non è un puzzle d'esperienze passate ma l'ultimo pezzo che rimane dopo tanti tasselli persi per strada. Estendo i significati d'ogni disavventura come rimedio per andare avanti e in un futuro già palpabile userò per tutto un solo vocabolo. Nell'attesa ringrazio i santi che sono stanchi delle mie preghiere ed ora capisco perchè gli occhi delle loro statue guardano tutti verso l'alto, esasperati da tanta mia prece. Campo con le parole degli altri che mi dicono capita, sono cose che accadano e, quando passano tutti i passanti e restiamo soli io e il mio sangue, resto in casa pieno di cose inutili intorno come i rimpianti. Quando avevo vent'anni ingerivo e mi fidavo ma ora dopo dieci anni non sempre chi disprezza compra: chi disprezza disprezza e basta. E vada come vada scommetto sempre sul pareggio, che di 2 in casa ne ho già incassati troppi ma, se dentro queste mie parole qualcuno si riconosce, faccia finta del contrario, perchè purtroppo io vi vedo chiaramente, perchè ora che sento la luce della luna in una mano, potrei svuotare neuroni e coglioni e sparare a porta vuota cose che francamente non m'interessano più ma che dovete pur sentire. E ora, se volete, non continuare a leggere ma fatelo pure: per tutte le volte che m'è stato dato dell'arrogante ora rispondo che un fanatico ha sempre cose da dire, mentre voi... Voi non sapete prendere la gioia alla leggera d'un inguaribile pessimista arrampicato al settimo cielo. Voi con il vostro teatrino del fa parte della vita, che a metà dell'opera comincia bene a guardare già l'uscita ed io alla fine a pulire le mie sedie dove avete poggiato comodo il caldo sedere. Voi che anche la mer** è commestibile e reputate che sia è legittimo farsi sodomizzare da un siluro mentre canticchiate sì, la vita è tua nessuno te la tocca. Voi che, nemmeno Satana col satellitare, mi avete localizzato sempre nel mio momento migliore: vi dico sempre che un solo oggi con voi mi sembra meglio dell'interno anno passato ed intanto affilate il coltello dietro la schiena, rispondendo può darsi, tu intanto muori, poi in caso fai ricorso. Voi che avete dirottato ogni mia idea ma come un anarchico oggi vi dico che non basta essere di sinistra per essere controinformazione, non basta essere di destra per camminare con un bastone per strada e che non c'è pace senza la guerra prima, evitando allora di additarmi è tutta colpa tua. Se questi sono i miei anni vissuti con voi, beh, allora questa è l'epoca dell'epica delle piccole cose, della banalità che riveste le riviste, dei più che, per rimanere aggiornati, non leggono ma guardano i giornali e s'informano con le pubblicità. E trovate le somiglianze tra me e il vostro ex uomo: guardateci bene, siamo quasi identici e allora bene ora disapprovaci insieme, ricordandoti che se a lui aveste detto sì, non sareste mai tornate, ed oggi sognereste spicciolo e cheap come le vostre attuali relazioni sentimentali sperimentali, superficiali che stimolano solo il guardaroba. Per tutte le volte che ho detto ti amo ad occhi bassi oggi non mi rimangio quelle parole, che per voi sono state così piccole che non riempiono voi, che stavate solo bighellonando nella mia vita. Ho messo a punto i punti dei sensi di colpa che sono una versione semplificata del karma con qualche parola in meno ma con dappertutto bancomat per ogni volta che dovrei pensarvi ed invece penso a me stesso e mi sputtano lo stipendio in camice che non indosserò mai.

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