sabato 27 settembre 2014

Bellezza grande la


Sono passati mesi ormai dall'Oscar a Paolo Sorrentino per La Grande Bellezza e sono passati altrettanti mesi dalla proiezione sulla tv nazionale del film. Ero fagocitato dal divano quella sera e, mi spiace, sarò una persona zotica e poco erudita, ma de La Grande Bellezza, ambientazioni capitoline a parte, non c'ho capito nulla. Di tutto il film mi resta solo la frase di Jep Gambardella - La più consistente scoperta che ho fatto pochi giorni dopo aver compiuto sessantacinque anni è che non posso più perdere tempo a fare cose che non mi va di fare - magari solo perchè è rimbalzata così tante volte sui social che pare non provenga nemmeno dalla sceneggiatura di Sorrentino. Sarò masochista ma tra una spy story complottista americana e una commedia inglese questa notte ho deciso di virare su un film in streaming e indovinate quale?! Cosa colpisce è la centralità del personaggio in un film dove di personaggi ne appaiono diversi ognuno con la propria storia che se ne potrebbero fare sequel e risequel per ognuno di loro: Jep Gambardella è un giornalista di costume e critico teatrale navigato, dal fascino innegabile, impegnato a districarsi tra gli eventi mondani di una Roma così immersa nella bellezza del passato, che tanto più risalta rispetto allo squallore del presente. Nonostante gli apprezzamenti e i premi ricevuti, Gambardella non ha più scritto altri libri, non solo per sua pigrizia, ma soprattutto per un blocco creativo da cui non riesce a uscire. Col tempo lo scopo della sua esistenza è diventato quello di trasformarsi in "un mondano", ma non un mondano qualunque, bensì "il re dei mondani". Partecipa ogni notte a un teatrino confuso e annoiato di amici intimi e compagni di sventure in insipidi salotti fino a quando non riprende in mano la sua vera esistenza finalmente sconvolto ma lucido dagli avvenimenti della sua esistenza professionale, umana e amorosa. Ma la vera protagonista è Roma: teatro onirico di vignette, presagi e incontri casuali, immersa nelle luci della notte dal Colosseo al Pantheon, dai lunghi viali che portano a san Pietro ai vicoli ciechi delle borgate. Roma non veniva così ben descritta in immagini, a mio umilissimo e ignorantissimo parere, dai tempi di Federico Fellini. Cosa resta della visione attenta - finalmente - di questo italico film da Oscar? Quattro diverse aggettivazioni:
Citazionista: "il nemico di questa pellicola è il già visto: film prigioniero della Dolce Vita";
Complottista: "quanto ha pagato Medusa Film ad Hollywood per vincere l'Oscar?"
Opinionista: "lento e senza trama"
Patriottica: "l'ingiusta caricatura dell'Italia: il nemico è la Merkel"

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