Il miglior modo per riafferrare la situazione, quando questa sta sfuggendo di mano, è tenere sotto controllo tutto ciò che hai intorno: il programma di cucina alla tv, il forno, il quadro, i fiori nel vaso sulla tavola, la persiana semiaperta, la lattuga nella ciotola, le infradito ai piedi, l'orologio al polso, le chiavi in tasca. Strani giri fa la mente, quando trattieni il fiume di parole che vorresti davvero vomitare ma che trattieni fino ad esplodere: digerire, digerire ed ancora digerire fino al limite. Le parole sbagliate al momento giusto tra tanti pensieri crudi, superbi, sinceri, pesanti che servirebbero anche per ristabilire una tregua nel momento in cui si cerca di riafferrare la situazione sono un pò come immergere un braccio in una tinozza d'acqua e tirare fuori qualche oggetto che se ne sta sul fondo: quello che ne viene fuori non è ponderato ma premeditato o solo perchè prima o poi, pesca che ripesca, sarebbe saltato fuori come i numeri ritardatari del lotto. La stanza, la stanza continua a girare: solo con questo gioco ottico che diventano inquadrabili solo le figure più grandi, quelle dalle forme più semplici, che riescono a sfuggire al disturbo di questo moto circolare uniforme così come le parole: dopo tante dette ne restano solo poche frasi giuste e schiette che hanno la funzione precisa di chiedere, sapere, sperare, ottenere.
A volte mi chiedo dove ci stia portando tutto questo.
Non lo so.
Ma a te piace? Ti piace, voglio dire, questa situazione?
Non lo so.
Non faccio altro che sentirmi messo alla prova.
E la stanza gira, continua a girare. Per avanzare, in fondo, sono utili solo due sensi, vista e udito, e questi possono essere essere dominati: l’ho sentita in giro quella storia che i ciechi hanno tutti gli altri sensi molto più sviluppati. Io ora chiudo gli occhi e seguo le parole intorno per cercare la strada da seguire, le stesse che mi indichino il percorso senza che io ne proferisca altre ed in tutta la stanza è allora comparso un oggetto non esposto: fiducia, la fottuta tentazione di crederci, di aspettare che qualcosa si muova, in bene o in peggio non importa, ma che si muova, che dia un senso al restare nonostante le ennesime tensioni.
Lo capisci, vero? No, non capisci.
Poche cose chiedo.
Capita che io mi avvicini e tu ti allontani. Che non ci si incontra mai.
È giusto così.
È bello così.
È sempre così.

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