venerdì 10 ottobre 2014

Andare, lasciare

"Ho aperto l'armadio ed ho scelto con cura cosa poter indossare prima di uscire, prima di lasciare questa stanza: il mio pantalone blu preferito, la mia classica camicia azzurra che ho tirato su fino al gomito. Ho trascorso gli ultimi istanti a prepararmi davanti lo specchio, prima di uscire. Sì, uscire. uscire da questo stupido teatro con pochi spettatori e per giunta non paganti. Ho impiegato più del dovuto a lasciare la mia ombra sul pavimento in fondo ai miei piedi, a smettere di guardarli con questi occhi. Non credevo fosse così difficile separarsi dalle consuetudini e da chi domani si chiederà "perchè è andato via? Poteva restare ancora un pò." In fondo è come tuffarsi da una scogliera verso il mare profondo: adrenalina severe che vince la paura, decisione folle di sconfiggere tutte le altre paure. Dura meno d'un istante e poi dritti verso il blu, percorrendo quei pochi secondi nel vuoto ad occhi chiusi, col vento che corre veloce lungo le guance. Mi aspettavo il gran fragore di un corpo gettato in acqua ed invece silenzio o meglio, il sibilo nei timpani d'una radio senza frequenza. Non saprei confrontare questo muto ambiente con le parole che mi vengono dette intorno: non le ascolto e non sono in grado di ascoltarle. Non lascio esibizioni della mia volontà. Vado via così alla stessa maniera con cui sono venuto: nel silenzio. E silenzio senza strepitii pretendo. Non chiedo perdono e nè comprensione, perchè non perdono nè mi comprendo io stesso e lo ammetto: ci vedo finanche il lato positivo in questa parafrasi fisica che vige nella capacità di trasformare la disperazione in pacifico silenzio. Andar via non è sinonimo di intolleranza verso il proprio essere, di inadeguatezza o incapacità di affrontare gli avvenimenti: volto le spalle ad una porta chiusa, alla quale non risponderò domani a chi verrà a cercarmi e non perchè non voglia rispondere ma perchè non ci sarò, troppo tardi ormai per aprire per tutte le volte che m'avete trovato sull'uscio a braccia aperte. Spengo la luce così come i riflettori su tanti eventi, creandomi intorno non tenebre ad esasperare questa mia dinamica ma un buio di pace. Cercate di capirmi: non vi sto abbandonando, sto solo arrivando a me stesso attraverso un percorso meno convenzionale, perchè in fondo mi è sempre piaciuto stupire, in bene o in meglio starà a voi decifrarlo. E' tardi per lamentarsi sul perchè non vi darò risposta da un minuto a questa parte: c'è stato il minuto precedente in cui chiedevo un secondo del vostro tempo ma avete preferito occuparvi di altro, troppo presi dal nulla, troppo presi da voi stessi. Ho deciso di essere non infelice ma più felice. Fra un minuto quel mio torpore non sarà più ieri, più oggi nè domani. Ora vado. E' il momento di prendere questa nuova strada. Ho impiegato meno di cinque minuti a lasciare questa stanza, appeso a questo cappio ma ho sorriso, finalmente ho sorriso anche io."
Avrei voluto dare un altro tono a questo post, non avrei dovuto scriverlo nè voluto scriverlo affatto pur di non offendere la memoria di chi fino all'appena trascorso martedì mi derideva con l'ultimo messaggio della sera - "E se non ci vediamo ci vedremo nei Campi Elisi" - ma che ha deciso di essere ombra sul pavimento, che ha deciso di essere sorprendente fino all'ultimo, lui che ha sempre saputo mascherare il suo malessere, dedicandosi alla serenità degli altri.
Ovunque tu sia, ciao Tommà...  

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