martedì 4 novembre 2014

Sette lettere

"Mali homines, qui aliis insidias parant, semper sibi timere debent, ut monet fabella de accipitre et luscinia."

Lunedì pomeriggio ho iniziato a prestare il mio aiuto ad uno studentello dello scientifico che arranca in latino. La versione assegnata è "chi la fa l'aspetti", la favola del nibbio tracotante e fa più o meno così:
[...] "gli uomini cattivi, che tendono agli altri insidie, devono sempre aver timore per se stessi, come insegna la favola del nibbio e dell'usignolo. Una volta un nibbio, volando in cerca di luoghi vicini, aveva trovato un nido con degli uccellini. Ma ritornando improvvisamente con il cibo, l'usignolo pregò il nibbio di non divorare i suoi uccellini. Allora il cattivo rapace disse "Farò come vuoi, se canterai bene per me". La povera madre, spinta dalla paura, per salvare i figli, cantò. Il nibbio, bramoso della preda, non mantenne la scommessa:"Non hai cantato bene!". Stava per afferrare e divorare gli uccellini, quando all'improvviso alle spalle giunse un cacciatore: alzò la canna silenziosamente e colpì l'avaro nibbio e lo fece cadere a terra morto."



Più del chi la fa l'aspetti, ho moralizzato il mio studente con la teoria moderna del fregati
Dal profondo del cuore, mio giovane amico, sale l'assalto ribelle che non arrangia più parole, che finalmente sa cosa deve sputare: zucchero divenuto veleno per tutte le volte che l'anima e il corpo sono stati cazzottati da chi ora precipita col cu** in terra: la ruota gira e gira anche in fretta. Quando tutti i misfatti straripano oltre i limiti, sette lettere non sono mai abbastanza: fregati. Per tutte le volte che ho sofferto da solo e mi sono fatto trovare sempre pronto, per ogni giorno che ho inghiottito menzogne e ricambiato con il mio tempo, per tutte le notti insonni e le occhiaie ed un sorriso enormi al mattino, per tutti gli incubi che ho scambiato per sogni, ora che sei tu a patire, ora che ti accorgi che a tirar troppo la corda, questa s'è spezzata e sei precipitato/a di colpo e di spalle sullo stesso pavimento sul quale mille volte mi sono io inginocchiato in lacrime davanti a te, amico/a mio/a fregati
Quando volti le spalle a chi t'ama solo per una scop***, torni anche a guardarlo negli occhi? Mossa onesta, direi! E pensi pure di non perderla quella persona? Che sciocca presunzione! Pensi che con due moine riesci a mettere le cose in ordine e l'anima tua bugiarda al sicuro? Ora tocca a te star male: capirai quanto dolore hai manipolato e ti sei ed hai distrutto con le tue stesse mani il teatro insicuro delle nefandezze felici che hai costruito all'insaputa di chi t'ha e ti vuole bene.
Fregati, mio giovane studente, non è un'esclamazione unica, fine a se stessa. Per chi te ne ha combinate mille e in altrettanti mille modi ti ha fatto pesare sulle tue stesse spalle le sue malefatte, facendoti credere che sia stato sempre tu il problema da accartocciare e cestinare, il vero pugno nello stomaco, la vera prova di dignità e maturità non sta nel continuare a gridargli in un orecchio o a mostrare lo stesso muro di spalle che t'ha sempre girato, non sta nel mostrare indifferenza e silenzio ma nel dimostrare come si può essere migliori, come si deve essere più alti di tante sue bambinate. 
Mio giovane studente, a chi t'ha fatto del male apri le braccia e accoglilo: è vero, è un controsenso a quanto scritto finora, perchè essere spietati sarebbe l'ovvia migliore decisione, perchè sputare un ieri a me, oggi a te un giorno sarà il tuo pentimento anche se ora, a caldo, è la frase che meglio ti fa stare.
Concedi tu proprio il tuo essere che è sempre stato pulito nonostante il fango spalatoti in piena faccia: ci hanno pensato già le sue cazzate a distruggerlo/a ed ora sta a te ricostruire un'anima che finalmente ha inteso quanta pena ha finora creato agli altri e, se ci tieni davvero nonostante il male, sei di sicuro disposto ad accettare anche altro male. Masochista? No! Ancora una volta più dignitoso, serio e reale delle sue brutture.

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