mercoledì 14 maggio 2014

Scrivi come mangi

Buongiorno. 
Mi presento: non sono uno scrittore, provo a giocare con la lingua italiana e con l’informatica e non sempre mi riesce. 
E allora che stai scrivendo? Che ti applichi a fare?,  vi domanderete. 
Ebbene l’Italia è la culla di ognuna delle lingue parlate nel vecchio continente e del mangiar bene: un connubio/divorzio che fa del Belpaese la terra di chi “parla (e scrive) come mangia” e a mio stretto personalissimo parere “mangia malissimo”!  
Tutto è iniziato la scorsa domenica. Tentavo di riordinare la mia stanza e la libreria, quando mi sono imbattuto nei miei testi del liceo. Mi sono seduto sul pavimento con le ginocchia incrociate ed ho iniziato a sfogliarli: sottolineature e ricordi, le frasi della mia ragazzuccia di allora tra un rosa/rosae e le ore passate a studiare Ovidio ed Hegel e su ogni pagina le circonferenze che solo le lacrime, quando cascano sulla carta dei libri, sanno lasciare. La nostalgia ha subito lasciato posto al disappunto del trentenne che sono diventato, più preparato su whatsapp e facebook che sul De Rerum Natura: leggevo ma non ne riuscivo a cogliere il succo del discorso, cercavo di individuare il nocciolo della frase ma m’era impossibile. Esaurimento a parte, presumo sia un assaggio di demenza senile precoce. Lo ammetto: non sono più abituato all’approccio egocentrico della scrittura classica, una scrittura difficile per definizione. 
Tornando ai ricordi, un mio vecchio professore di chimica mi disse che i concetti complessi hanno bisogno delle parole e dei tempi giusti per essere espressi, soprattutto quando parliamo di grandi apparati teorici
E come la mettiamo allora con il burocratese che parlo oggi e di cui devo scrivere per professione ogni mattina? Ho intuito che, scrivere fuori da questo colletto bianco, deve portare ad esprimere nel migliore dei modi il nulla di particolare in particolare ed abbreviare la distanza tra l’autore e il lettore e, se scrivo per il burocratese, potrei non aver bisogno di farmi capire, tant’è che la formula è stata impostata in questa maniera ormai da due secoli e allora va bene così. Il personale tentativo del mio extra-scrivere è allora proprio questo: sdoganare l’apostrofo e i segni di punteggiatura  ed allenarli a finire nel posto giusto tra le milioni di parole che il signor Zanichelli ci ha messo a disposizione. 
Il punto però è un altro: la gente non sa più scrivere e di conseguenza dovrei anche capirla per come si esprime e ragiona? No, grazie! Se non sei capace a mettere insieme una frase di senso compiuto su un pezzo di carta, non oso pensare cosa possa vomitare la tua faringe. Sul Corriere della Sera (ps: non leggo il corriere ma mi stimola la digestione quando sono in riunione di gabinetto) leggevo che “non è il lettore che non capisce, è lo scrittore che non si è spiegato”. Dunque, chi scrive dovrebbe sposare la semplicità e lavorare per i lettori senza piegarsi al capriccio di ognuno ma intercettare le esigenze, i bisogni, i limiti e le possibilità dei lettori: è l'autore che deve farsi capire e non il pubblico a sforzarsi. 
Ed ecco il connubio/divorzio scrivi-parla/mangia male: scrivi come mangi non è in fondo un’esagerazione e sarà anche per via del mio sopracciglio destro perennemente impennato che mi trovo davanti chi scrive così…come capita, come chi mangia un pò così…come un demente. Non voglio essere il maestrino con la bacchetta, perché sto scendendo ora dal pulpito, ma uso i termini che l’audience mastica tutti i giorni, eppure storco il naso per chi aggroviglia le parole come si fa con le lenzuola sporche da lavare. 
Ho la presunzione che scrivere sia il pensiero fatto inchiostro, sia un momento di lucida follia quando si scrive per la donna amata, il periodo di malinconia in cui ci si rinchiude in se stessi: chi non è capace di dare dimostrazione e spazio anche al più banale dei sentimenti o dimostrare la propria ragione, come può mai collegare neurone e falange e lasciare sulla carta bianca il proprio essere pensante? 
Scrivi come mangi diventa allora un must e sono io il primo con la mia dieta a base di tisane e burro d’arachidi a dovermelo frustare sulla schiena ma, se mangi wurstel  bolliti, non puoi avanzare pretese che gli altri ti comprendano con tuo spiccato accento burino e la tua infantile saccenza da uomo vissuto. 
Imparare - non è mai troppo tardi - a scrivere, è capire allora come fare ordine nella propria vita e di riflesso nella propria dieta.

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