Sono nato e vivo in Italia da 30 anni ed ancora oggi non riesco a comprendere cosa gli stranieri trovino di simpatico in noi italiani: il mio specchio riflettente di tanto bello italico è Firenze, gettonata città dove si riversano flotte di nipporussiamericani. Escludendo buona cucina, buon vino, il superbo patrimonio artistico e culturale, di cui siamo indegni conservatori, non credo esista in Europa un cittadino medio più medio dell’italiano. Guardo le nuove generazioni che sono prive di memoria storica, inzuccate nel display dei loro smartphone, privi di rispetto per gli altri così come di senso civico: le generazioni tricolori che verranno già da ora sono baldanzosi stupratori delle più elementari norme del buon gusto che ci allontanano dal mito di italiani brava gente, più inclini alla maestria dell' ora ti fotto io che dell'antica arte del sapersi arrangiare, diventando più figli di Zalone e De Filippi che di Valentino e Sordi, di Baggio e Montanelli. Basta poi rifarsi sull'attuale cronaca: l’Italia s'erge ad uno di quei pochi paesi, tra cui Namibia e Vietnam, dove le regole arbitrarie prive di fondamento giuridico diventano leggi giuste, dove l’abusato che va a recriminare la violazione di un proprio diritto deve andare strisciando da colui che abusa, per non incorrere da parte di quest’ultimo in ritorsioni delinquenziali ampiamente condonate dalla legge. Per lavoro poi devo inghiottire frasi del tipo tanto è tutto inutile. Tanto le cose non cambiano. Tanto così fanno tutti. Tanto a che serve. Con la mano sul petto, mentre in tv per i mondiali di calcio sento l'inno nazionale, ciò che m'indigna è proprio l’indignazione, perché nel Belpaese, se t'arrabbi troppo per ciò che funziona, vuol dire che non ami il costume culturale abietto del tuo stesso Paese. Chi ci governa poi è il ritratto fedele del cittadino medio in quanto a ignoranza, qualunquismo, kitsch barbarico, improponibilità pubblica e privata, totale incapacità di cura del bene comune: personaggi che gestiscono il titolo e capitolo finanziario dello spreco, delle diseguaglianze e di tutte le opere incompiute che non si compieranno mai, personaggi il cui peso è pari alla loro nullità culturale e spesso umana, su cui si riflettono tutte le scommesse perse degli ultimi anni nella cabina elettorale. Accecato dall’ipocrisia, l’italiano medio finge di credere che tutto sia tollerabile, che tutti siamo uguali, che ogni cosa meriti comprensione e accoglienza, che miseria morale e ignoranza richiedano indulgenza e persino un religioso affetto, lamentoso h24 ma guai a prenderlo sul serio. Se scavi a fondo nelle sue giaculatorie troverai un perverso compiacimento di tutte le sue tare: compiacimento e fierezza, come se quelle inadeguatezze costituissero l’irrinunciabile condimento folcloristico, senza il quale non puoi essere veramente italiano. E’ il disfattista per vocazione, il pessimo perdente che annega nella paura di ogni cosa come un topo nel suo piscio. La sua lamentela non è quella di chi ha capito che dallo sconforto deve iniziare un’azione necessaria ma la postura accasciata dell’invertebrato per partito preso, sempre pronto a trovare fuori di sé la causa di problemi di cui egli innanzitutto è tante volte responsabile. Paese bizzarro, variopinto, affascinante l'Italia. Per fortuna che ci sono i Mondiali in Brasile e allora tutto va bene.
God saves Italy...
God saves Italy...

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