mercoledì 18 giugno 2014

Monetine


Monetine. Non sono solo rame e zinco: sono pensieri. 
Ogni volta che ho pensato a lei, ho risparmiato una moneta e più forte era il ricordo e più ne aumentava il valore. Una sorta di punizione, un modo osceno per togliere dalle tasche, non riuscendo a farlo dai neuroni malinconici, un pezzo lei. Era anche lo strumento non solo per disabituarmi all’abitudine che ogni pensiero fosse a lei diretto ma anche che materialmente quelle monete sarebbero servite per dedicarle un pensiero, un dono. Il giorno in cui mi sono accorto, svegliato da una doccia fredda, d’essermi finalmente distratto da tanto orientare occhi, orecchie e anima, avevo così tante monete da poter oggi arrivare a Dubai e tornare indietro. Oggi comprendo il valore del risparmio e non certo quello che a tutti da bambini hanno insegnato: il risparmio di se stessi verso chi nulla ha mai speso, verso coloro che nulla hanno donato di loro stessi, verso lei che ha preso tutto e comicamente  - con quella che ha ritenuto essere una mossa cosciente, matura – ha insistito nel silenzio, tenendosi convenientemente però tutto quanto nelle sue tasche. Questo è il giorno in cui riprendo tutto, il mattino che è tutte le nuove mattine, le ore che risparmiarsi sì ma non per me stesso. Morale spicciola è il caso di scriverlo: dopo aver speso tanto per persone sbagliate, è giunto il momento per ricordarsi d’esserci ancora. Anche un addio doloroso e comico può e deve essere un’opportunità di guadagno, come un bagaglio d’esperienze che in senso lato aiutano a crescere, come se a trent’anni ancora non bastasse maturare,  ed in senso fisico di valigia vera e nuova per allontanarsi da questi luoghi. E pensare che tutto è iniziato da una monetina, tutto inizia da un pensiero che ho evitato di indirizzarle, tutto finisce in un ricordo che non ricordo più.

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