Da bambino prima di dormire recitavo sempre le preghiere, inchiodate tre volte nel legno più che della coscienza del Divino, di non fare un torto ai miei genitori che m'avrebbero voluto credente, perchè come si dice a casa mia "aiutati che Dio t'aiuta".
Da adolescente prima d'ogni decisione ho contato sempre fino a dieci e quelle stesse preghiere non erano per invocare le Virtù dal cielo ma per esorcizzare la giornata tosta a scuola che m'aspettava l'indomani, sperando che la mia professoressa di greco non interrogasse proprio me.
A diciott'anni ho pregato che non toccasse a me subire ancora, dopo aver ricevuto una sportellata dura dalla vita appena l'anno prima, osannando il Cielo che la ruota iniziasse a girare per il verso giusto.
A vent'anni m'è toccato decidere della mia vita, capendo che non tutte le preghiere da ragazzino erano arrivate così in alto alle orecchie del Padreterno e che allora "aiutati da solo, che Dio s'è girato dall'altra parte".
Oggi a trentanni, che mi trovo fermo sui viali intasati nel traffico delle sei, ho il tempo di ricordare sulle note che passa la radio della mia bella gioventù: quante cazzate ho inseguito, credendo fossero la strada o le persone giuste. Allora erano splendide e dorate, fresche e avvelenate ed oggi che di cretinate continuo a farne mi sento parte d'un sistema in cui tutti affondano, come il ghiaccio nello spritz quando però si va a ballare o del cellulare che cade in terra e giù a disprezzare, come se la colpa non fosse nostra ma di quello stronzo/a che in quell'esatto momento ci pensa storto.
E poi ancora la radio, che riderci un po' su al tempo andato è l'unica cosa che serve, come quando la cosa migliore è perdere un amore folle che s'era già perduto nonostante non lo volessi, che quello che valeva appena ieri poi oggi non vale più d'una risata di liberazione.
Per tutte le volte che m'hanno detto resta a casa, vola basso e rinuncia ai sogni, non scocciare, chi disprezza vuol comprare, oggi so di essere un uomo proprio nel momento in cui ho paura di sbagliare: in quel preciso istante si comprende se quell'azione, quella decisione, quel giorno di trionfo o di dolore per il quale pregavo da moccioso vale tutto o non vale niente.
E cosa resta allora di quegl'anni, delle cazzate, delle decisioni stupide o delle scelte folli?Rimane la coscienza attuale di fare qualcosa che serva, di cercare una strada in mezzo al niente, che, se anche non porti fino a casa, sia la mia. In tutto questo la verità di quelle preghiere prima di dormire erano un confronto non verso l'alto ma verso la propria anima: oggi prego per me, lavo la coscienza, raccontandomi la verità come un vero e proprio atto d'amore per se stessi.

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