Le domande di questi giorni storti sono:
"Dove è finito il mio dove?" e soprattutto "quando ritorna il mio quando?".
Mi vesto bene, camicia pulita e scarpe lucide, per starmene da solo in ufficio. Preparo caffè in caffettiere da sei. Nascondo sempre la speranza che il telefono annunci qualcuno che venga a disturbarmi. Non capita sempre, ma spesso. Non tanto che qualcuno mi disturbi ma che io speri che qualcuno lo faccia. Recluso, abbandonato, scaraventato in questo angolo di legno, una scrivania che scoppia di cose da fare. Piegato come un gobbo dalla pelle sottile, a sviscerare problemi senza soluzioni, perché forse non sono neppure problemi. Di sicuro sono informi palle d’aria senza vento che le trascini. Lo stereo a pochi passi spreca una musica che probabilmente non merito. "Here comes the sun" è troppo nobile per le mie orecchie usurate. Hanno voluto ascoltare troppo. Le mie sono orecchie presuntuose. Chissà com’è la vita fuori, oggi, dietro la finestra che disperatamente tengo aperta per rimediare al fumo umido delle sigarette o forse solo per istituire un debole legame con la realtà. Magari fuori la gente si muove, cammina, esercita le proprie azioni quotidiane. Ma con quale scopo esattamente? Fatti loro, non c’è che dire. Io latito nelle lande magre e nebbiose del mio imperituro dubbio. Nessuna lena, nessuno slancio, niente che mi prenda per il collo e mi sbatta dall’altra parte, là dove la vita vive. Solo penombre, angusti spazi dove il cervello non riesce più a digerire. Solo silenzi sempre più difficili da colmare. Le parole, anche se solo immaginate, ronzano, e alla lunga conducono a quella noia scortese capace di far diventare incapaci. La musica consola, ma può anche frustrare. Le sigarette prima o poi vengono acciaccate sui fondi del caffè. E allora ogni istante diventa una piccola morte. Ogni secondo che passa una piccola condanna verso un dove troppo appannato per essere ambito. Non basta più un bel paio di occhiali per vederci meglio, né tanto meno un paio di scarpe buone adatte alle fughe. Ci vuole energia, scorza dura, volontà, chiarezza d’intenti, azione. Bisogna essere pronti per il prossimo quando. Così magari anche questa mosca impertinente che mi svolazza intorno, mentre provo a scrivere qualcosa di meno sensato possibile, capirà che non è più il caso di rompermi i coglioni.

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