Ci sono due elementi che dal 2008 ispirano il mio hobby - o presunto tale - della scrittura. Il primo è il gatto, che ovviamente con la sua coda esprime il proprio stato d'animo, con la quale s'intrufola e mantiene l'equilibrio appena dopo un salto vertiginoso: con questo suo timone il gatto felinamente s'aggrappa, fa le fusa e graffia la vita. Il secondo elemento è un breve volume di centosei pagine, scritto da WIlliam Burroughs, edito da Adelphi: "Il Gatto in Noi". E' un piccolo libro che ricorda una raccolta di appunti, pensieri, notizie. Un diario spezzettato senza filo logico che gira intorno alla figura del gatto, alla sua influenza sull’uomo. Pensieri profondi che si spingono oltre il limite della realtà tangibile sfiorando il delirio e concretizzandosi nel sogno. Il Gatto in Noi non nel senso delle peculiarità feline riscontrabili nell’uomo ma come la presenza del gatto abbia influenzato l’uomo abituato alla sua vicinanza. Come il gatto sia concepito per essere propenso alla vita accanto all’uomo creando così un ibrido, un rapporto inscindibile, duraturo e unico. L’uomo schiavo del gatto, gli procura il cibo e gli da una casa in cambio di niente. “Come tutte le creature pure, i gatti sono pratici”, la purezza è l’istinto, l’essenzialità, la precisione. È la forza che spinge il gatto a fare solo il necessario ad essere semplicemente essenza, senza nessuna bugia o inganno. Il gatto non conosce ipocrisia e più di tutti è il gatto bianco ad essere il più sfacciato perché con il suo colore innaturale è palesemente propenso ad essere addomesticato, ha perso ogni traccia di selvatichezza. Ma non ci sono elogi solo di gatti, c’è una parte incredibilmente intensa dove Burroughs scrive che c’è un elemento magico che corrisponde alla natura, con la distruzione delle foreste c’è una diminuzione di elementi fantastici, siano reali siano fantasie personali suscitate da quel posto, per dar posto solamente al frutto dell’abbrutimento umano, hotel costosi e pacchiani e fast food. Nonostante qualche debolezza quello che emerge da questa raccolta è la voglia di ridare al gatto il suo ruolo originario che è quello di compagno psichico, di spiritello domestico che incarna memorie, fatti e personaggi che popolano il passato, reale o immaginario di chi gli vive accanto.
Il gatto non offre servigi, offre se stesso.
Naturalmente vuole cura e non un tetto.
Non si compra l'amore con niente.
Come tutte le creature pure, i gatti sono pratici.

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