Ci dicono che siamo la peggio generazione, la gioventù del calcio balilla, quella nata pensata dopo la vittoria dei mondiali nel 1982, che era troppo giovane per ricordare le "notti magiche" e che ha visto la prima volta la coppa del mondo alzata ai mondiali 2006, quella delle liberalizzazioni, quella del voto comprato, quella dei fannulloni, quella dei babbioni e dei barboni, quella dei social network dipendenti. Siamo la gioventù dei laureati, degli stagisti, degli appassionati. Siamo la gioventù che per ultima ha fatto la leva militare, quella che ha letto Cioè e sognava pruriti col catalogo di Postalmarket. Siamo la gioventù che va a lavorare nelle cucine dei ristoranti, in un bar, in un asilo, in un cantiere con in tasca lauree, master, corsi di formazioni e sogni rigorosamente buttati nello scarico fognario. Siamo la gioventù che paga gli errori di chi l'ha preceduta ma che allo stesso tempo non si arrende e spera in un Paese migliore. Siamo la gioventù che guadagna 400 euro al mese dopo aver investito 30 anni tra i banchi di scuola, perchè ci dicevano che studiare sarebbe stata la svolta. Siamo la gioventù che è vittima delle corruzioni e dei compromessi ai quali i nostri nonni si sono venduti. La gioventù che paga le conseguenze di 30 anni di silenzio, quel silenzio assordante che faceva troppo rumore mentre stavano distruggendoci il futuro. Siamo questo ma mi dispiace, cari nonni, mi dispiace, cari mamma e papà, ma vi siete sbagliati: noi siamo la meglio gioventù.
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