giovedì 4 settembre 2014

3 agosto 1944

Quanto l'èra caldo quella notte ma nun l'èra pè l'afa d'agosto: polvere e carcinacci chè San Frediano pareva la mì 'antina. Strillavano nell’aria i bombardieri dè crucchi e sotto al coprifòco nun dormiva la città del Poeta ed altro chè Divina Comoedia: gl'angeli gl'erano i partigiani e povere diavole tutte le figliole che correvano colle ceste sul 'àpo per Via Guicciardini. Quella notte tentai di riposare nel Giardino di Boboli, l'ultimo cantuccio rimasto in piedi per volere di quell'Adolfo che avèa comandato i suoi che tutto c'aveano da distruggere meno che l'opre di Firenze, che anche quel bischèro da Berlino c'aveva Firenze in quel sù cuor'accio nero. La mattina dopo, mi sono svegliato ma tu, Artemisia mia, non c’eri. "Ci s'incontra al Rondò di Bacco, stà sereno" e con quella promessa m'addormentai leggero nonostante le bombe pesanti su Santa Trinita. E invece... 
Solo i carcinacci e palazzi straziati fino a San Lorenzo: io mi destai ma tu non c’eri. S'un muro della Carraia leggevo i nomi di chi c’avèa lasciato e quant'era dura non rimanere 'ngronchito a sentire le madri straziate e cò tutta stà distruzione 'ngurante. M'alleggerivo il cuore piano piano a scorrere il dito sul quel muro del pianto fino all'ultima riga, scritta tremolante da chissà quale prete: "Benelli Artemi....". 
Mè lo sò legato al dito quel giorn'accio nonostante sono passati tant'anni, chè ogni 3 agosto ancora torno al Ponte Santa Trinita e spero di vederti arrivare dal Duomo colla tua cesta sul 'apo, che m'è corri incontro per 'bracciami e mi ripeti "stà sereno". Da quel giorno fino ad oggi che sò bacucco, Asrtemisia mia, rileggo ogni notte la tua unica ultima lettera "Se vuoi la nostra felicità, non la chiedere alla luna. Se mi vuoi felice, vienimi a cercare come la tua fortuna e non lo perdonare chi te la rovina. Non lo perdonare mai chi mi porterà via."

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