mercoledì 17 settembre 2014

Welcome in Santa Croce Square


Donne senza uomo né casa stabile a cui la sera si presentano militari americani, finanzieri e studenti calabresi. Non se lii cagano per niente tutta la sera ma al Myo, al terzo vodka tonic, iniziano a sorridersi e solleticarsi le dita. Le guardo e potrei dirle subito: stasera t'apro come un'ananas.
Cinquantenni divorziate che al posto della fede all’anulare sinistro indossano gonfi anelli con rubini farlocchi incastonati. Il figlio è in Indonesia e quest’anno non ha ancora dato un esame. A cena versano prima il vino nel tuo bicchiere, perché si vergognano di riempire di nuovo il loro, che svuotano troppo in fretta. Ridono solo a fine serata, quando sono completamente ubriache.
Peruviane al sesto mese di gravidanza che seguirebbero il marito francese in qualsiasi buco del culo del mondo, non perché credono nel concetto di “noi” ma perché sono solide in sella a una vita comoda, irrinunciabile e abbastanzista.
Trentaduenni toscane fiesolane senza fede al dito che mi guardano lascive ma sorprese nel momento in cui apprendono che suono e scrivo. Non vi pare vero di avere davanti qualcuno che pensa a qualcosa di diverso rispetto alle fregnacce sulle vacanze dei vostri conterranei e alla griffe sul maglioncino e l’unico orologio che indossa è quello biologico.
Canuti ambasciatori austriaci sovrappeso senza casa, il cui migliore argomento di conversazione è la differenza nei prezzi dei taxi tra la Guinea Bissau e la Costa d’Avorio. Vi ritrovo la sera silenti a cena con quindicenni nigeriane in attesa di pagare il conto per andare in albergo ad agitarle nella vulva quello che resta del vostro pene.
Voi gigliati di qua d'Arno che fate tanto i tolleranti ma che in realtà avete solo portato il razzismo a un nuovo stadio: non considerate inferiori i negri, considerate inferiori certi negri ed intanto sbeffeggiate il pakistano con le rose.
Tristezza infinita.

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