Non credo al corpo delle donne ma al problema delle donne, la cui versione senza corpo, di pura essenza, francamente ancora mi sfugge. Negli ultimi tempi mi schiero spesso dalla parte del mondo femminile e non credo proprio perchè stia venendo fuori un mio lato femmineo gaio: no che la cosa significhi niente di chiaro ma credo di potermi esprimere in maniera opportuna in un dibattito femminista, appunto. Dall'esterno ho la sensazione che del femminismo, inteso come movimento politico e di opinione per l'emancipazione della donna, siano andate in aceto molte delle sue rivolte per la parità sessuale, ad iniziare dalle mura domestiche, e la ragione di tutto questo ha a che fare con il vissuto quotidiano: là fuori c'è un mondo che sparecchia tre volte al giorno. I progressi ci sono, intendiamoci, sono enormi ma la strada da fare è ancora tantissima e il tema resiste: quando un maschio trentenne ospite a casa di amici, in Italia nel 2014, si alza dopo cena e carica la lavastoviglie, nella gran parte dei casi vede il proprio gesto accolto da festeggiamenti tipo «tu sì che sei bravo», un uomo da sposare». Personalmente non sono bravo né da sposare: è solo che mi sembra il minimo nei confronti della donna che mi ha allevato e alla quale anche solo per spirito di emulazione devo molto più di un gesto semplicemente quotidiano: il mio è il maschilismo dello sparecchiamento della tavola, figlio del femminismo d'una donna degli anni '60. Da una discussione tra due donne in treno, che nemmeno si conoscevano, ho origliato che una di queste veniva molestata abitualmente. Tutte le donne che conosco, diamine, da mia nonna alla ragazza del bar, nella loro vita – fate la prova, chiedete – hanno subito molestie (non allargando il crimine a quelle sessuali) ingegnate da ominicchi, che non si limitano a sole occhiate denudanti ma anche a quei commenti ed atteggiamenti tipici dell'homo erectus. È un mondo quasi segreto di cui le donne non parlano molto, un po' perché sono abituate e un po' per imbarazzo. Non son stupri ma restano pur molestie, non devastano ma feriscono. Succede ovunque dalle fermate dei bus, durante gli happy hour, a seconda della relazione fisica stabile o delle persone conosciute di vista: si manifestano come esibizione di bigoli smanacciati, pedinamenti, proposte indecenti, varie ed eventuali equipollenti. Se certe avances portassero a una conclusione tangibile, potrei trovarci anche il lato romantico dell'amore a prima vista ma toccherebbe avanzarsi entrambi, nudi e contenti: non vale all'insaputa, non vale se becero, noioso e fastidioso, non vale sotto le luci accecanti d'un locale notturno. Forse esagero, perché alcune donne dribblano e negano con un "lasciamo perdere, che sarà mai, quel tizio fastidio non mi da". Bisognerebbe chiedere al "tizio che fastidio non da" cosa mai ne pensa della donna che "non gliel'ha data", magari guardando la partita al pub e mettendoci una grossa grassa risata da scaricatore di porto marsigliese: «ci ho provato tutta la sera, le ho pure dato il numero e nemmeno m'ha filato di striscio. Sai che ho fatto? Sò andato da quell'altra e in due minuti l'ho sdraiata in macchina. Ma poi neppure mi piaceva.» Quello stesso soggetto in senso molto ma molto lato ha tirato fuori una dettagliata spiegazione di come la pratica d'approccio nel libero mercato femminile sia lesiva per l'omino spicciolo laddove c'è concorrenza nello scegliere non la "donna" ma la "femmina", che nemmeno Piero Angela nella puntata sull'accoppiamento del muflone canadese, mettendoci tanto di giudizio sulle femmine che «carina, per carità, ma non me l'ha data stà tr***.» E io vorrei tanto potervi mostrare il gesto con la mano di quel tizio, una specie di sciabolata rotante con cui descriveva il suo sublime giudizio. "Male fanno"? Peccato che siano ovunque quei tizi: sono militanti del maschilismo fermo allo ius primae noctis o fan di quei film porno senza nemmeno la trama. Chiedono considerazione per il proprio modo di interagire col mondo femminile e lo fanno convintamente sicuri di ottenere una "femmina" a notte: che dispiacere per questa minoranza afflitta. Poi ci sono i maschilisti passivi, che non lottano per lo strapotere sulle donne, che sono contenti dei loro rapporti col gentil sesso e che hanno ricevuto disposizioni da una donna, sapendo per esperienza che chi comanda ha le tette. Sono quei maschi che in genere sparecchiano la tavola e non perchè hanno in casa una Hitler in gonnella ma perchè credono nella parità cooperativa nel mantenere un rapporto. E ora scusate: devo stendere il bucato che la mia compagna è dall'estetista.

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