[...] Scrivere è come viaggiare. Partire restandomene seduto all'ombra d'un olivo nei giorni d'estate con un quaderno per gli appunti fermo tra le gambe piegate: da quel giorno assolato ho circoscritto il globo, rivivendo le storie di Salgari, percorrendo le rotte dei pionieri sul K2 o giù nei fondali oceanici. Inverno ed estate non erano stagioni, non erano tremolii e argentine sudate ma una lunga stesa d'inchiostro nero su pagine bianche. Da seduto ho lasciato la mia terra madre, camminando per il cemento delle città ma sempre memore della sicura protezione dell'ombra di quell'olivo. Scrivere è partire, andare via da me stesso per incontrare un altro me, confrontandolo con tanti altri "me" di altrettanti viaggiatori. Seppur non conoscendo la strada, mai ho dubitato dove questa m'avrebbe condotto e, pur voltandomi indietro, ho continuato un passo avanti all'altro: viaggiando ho scoperto mondi di terra nera e mondi di persone, dubitando e rallegrandomi per la loro accoglienza. Sono mondi quelli della scrittura che hanno la forma di un foglio bianco e che raccolgono lacrime e sorrisi, istantanee intense per l'anima e cartoline da raccontare ai propri cari. Scrivere è condividere allora immaginazione e storie che non esistono se non per me: ognuno che le leggerà, diventerà compagno del mio viaggio.
Torre del Greco, 4 ottobre 2014

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