Su Repubblica leggevo un articolo che mi ha lasciato malinconicamente esterrefatto: Msn Messanger è stato chiuso ufficialmente e non sembra essersene accorto nessuno. La mia generazioni conobbe le chat online ed iniziò tutto con Msn Messenger sul pc di casa: all’improvviso in tutto questo navigare cibernetico è stato individuato uno scopo alternativo all’autoerotismo, lasciando spazio a chiacchiere con amici e sconosciuti e creando nuove abitudini e vizi sociali come gli aggiornamenti di status, foto del profilo, ultimi accessi, conversazioni multiple di cui si perde il controllo, i “trilli” e lo "stato invisibile". E' certo che da Msn abbiamo imparato a comportarci male, malissimo online, aprendo una pagina delle intercomunicazioni sociali che oggi sono la nostra rovina. Messenger è stato il sovrano indiscusso delle chat prima dell’era dei social network, sbocciata con MySpace e Facebook: la trasformazione dell’homo sapiens deficents in una creatura che legge notifiche è cominciato così. Prima di Facebook e Whatsapp fu Messenger a portare alla ribalta l’idea di “stato” associato a un'immagine, le forme di una breve frase ad accompagnare il nome utente: una citazione, una desolante considerazione, una bestemmia, un messaggio leggibile a tutti o quasi. Per chi all’epoca non era ancora nato o vigile, è difficile immaginare la portata sociale di un innocuo cambiamento di status su Messenger: parliamo di un mondo in cui i ca**i altrui non facevano parte del nostro vivere quotidiano a suono di click e slash. In quell’internet ormai vintage, Msn era indispensabile, ricattatorio, una validissima ragione per giustificare l’acquisto di un computer o la connessione a internet, perché erano tutti lì, di pomeriggio e di sera, a parlare, e tu no e tutti i tuoi amici commentavano nei corridoi del liceo quanto accaduto il giorno prima su Msn e tu, sconnesso e grigio, capivi che la rivoluzione del web era arrivata e bisognava convertirsi. Non per sfruttare le potenzialità dell’infrastruttura tecnologica più avanzata della storia dell’uomo, no, non per quello: per Messenger. Nell’algida finestrina di Messenger è nata anche l’ansia da risposta mancata o tardiva che tante ulcere regala. Le sue prime avvisaglie risalgono agli anni 1998/2002, quando milioni di persone conobbero la continua sospensione tra gioia e depressione del real time, il cui motto sarebbe "potrei risponderti subito eppure non lo sto facendo: perché, secondo te?": ben prima che le spunte blue di Whatsapp rendessero l’ "ansia da risposta tardiva" un inferno tascabile, Messenger aveva previsto il carburante ultimo delll’angoscia sociale. Le cose cambiano, è chiaro e in internet cambiano ancora più velocemente: l'ansia rimane, quella sì. L'ansia da mancata risposta e quella, ormai defunta, del trillo di Msn che ci faceva sobbalzare dalla sedia, mentre si era al pc con le cuffiette nelle orecchie. Mortacci tua Messenger!

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