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domenica 12 ottobre 2014

Bomba o non bomba, arriveremo a Roma


Il 4 ottobre 1964 il presidente del consiglio Aldo Moro in diretta televisiva inaugura dall'area di sosta di Firenze Nord l’Autostrada del Sole. Lavori durati "soli" otto anni per realizzare l'intero percorso da Milano a Napoli: un'opera degna dell'Italia che progrediva nel pieno boom economico, un miracolo d'asfalto frutto della mente ingegneristica e del sudore degli operai che dovrebbe far davvero rallegrare e riflettere pensando alle buche/crateri per le strade cittadine all'infinita Salerno-Reggio Calabria. Soli otto anni per una vera opera d’arte lunga 755 km, fatta d'audaci viadotti, come quello sul torrente Aglio con un’unica arcata o il ponte di Levane lungo oltre quattrocento metri, gli autogrill “a ponte” o il ponte sul Po a sedici campate. Si passava da due giorni di viaggio ad appena otto ore di percorrenza seppur a bordo delle Fiat Topolino o i Maggioloni Wolkswagen. L'Italia diventava così una città lunga 800 km con motel, parcheggi e ristoranti, terrazze panoramiche e caffè: un immenso nastro trasportatore del turismo, dell’espansione industriale, delle relazioni umane, della fruibili possibilità di spostamento che parlava tutti i dialetti della dorsale tirrenica e settentrionale. L'Autostrada del Sole è stata la seconda potente rivoluzione nelle comunicazioni nazionali, la vera unità d'Italia, dopo la ferrovia, costruita cent'anni prima; è stata la risposta di un Paese che rinasceva e cercava di annientare la propria maledizione geografica, quella di essere una penisola lunga e accidentata con molte città e vaste zone isolate. Muoversi per iniziativa propria, in totale libertà, senza consultare l’orario dei treni, andare in vacanza in posti lontani, visitare i parenti più spesso che in passato: il serpente di catrame ha cambiato lo stile di vita italiano. Un simbolo degli anni ’60 che gli italiani hanno colto per essere più consapevoli del loro essere popolo di cantanti e poeti migratori, nazione nella propria nazione, così come lo furono i Romani conquistatori che camminavano sul selciato della Via Appia fino in Britannia.

mercoledì 25 giugno 2014

Appunti del c****


Porto dietro con me un quaderno, in viaggio, dove annoto quelli che chiamo appunti del cazzo e se li chiamo così un motivo ci sarà.Li chiamo così perché poi, quando li vado a rileggere, non so a cosa si riferiscono, per cui non servono a niente. Dovrebbero essere parole chiave, di quelle che fanno tornare in mente chissà quali cose ispirate ma si vede che io sono logorroico anche nel pensare e, se non scrivo almeno mezza pagina per appunto, non ricordo nulla ma se scrivo mezza pagina per appunto allora non sono più appunti e mi perdo tutto il viaggio a scrivere. Son cose più che pensieri. Son foto mai scattate. Oggi ho ripreso gli appunti del cazzo e, cercando di fare mente locale, ecco quello che mi sono portato a casa:

1)      se si va a Londra e le previsioni dicono pioggia, è inutile intestardirsi e portarsi dietro un paio di infradito e nel caso, ricordarsi di comperare il doppio della fornitura di aspirina, perché almeno un raffreddore si becca;

2)      se a Londra dicono alle sette si cena alle sette si cena. Non è che si dice alle sette per dire verso le sette ci si vede, poi magari ci si organizza, fai tu la spesa, chiamiamo la pizza a domicilio. E per forza poi c’hanno la flippa degli orologi e della precisione lì in Inghilterra.

3)      Se a Londra piove e piove e piove e hai visioni di uomini con la barba bianca, panda, animali strani accoppiati stranamente, fulmini, saette, tempeste di ghiaccio, inondazioni, mondine che fanno i 200 metri farfalla nel Tamigi che manco Rosolino non è detto che sei capitato nel diluvio universale.

4)      Se scrivi su Facebook sono ad Ariano il prossimo week-end e ti arrivano 11 amici con 111 proposte per raggiungerli dal Sannio a Santa Maria di Leuca, nonostante pioggia e tempeste di ghiaccio,allora puoi dire che sonostramaledettamente fortunato e minimo minimo devi scrivere un post su di loro e ringraziarli per avere sfidato le condizioni avverse, mangiato salamelle ignoranti ma simpatiche e di compagnia e che tornano a trovarti dallo stomaco all’esofago anche per ore, fatto fotografie, viaggiato quattro ore per dirti ciao, che bello incontrarti, riso con te delle tue cazzate cosmiche, abbracciato forte ci vediamo presto, bevuto caffè in barbarcollanti bar di barba barbagianni piuttosto barbellosi.

E allora grazie, a tutti voi, che mi riempite la testa di appunti che messi insieme sanno di vivo, quotidiano e continuo.