Porto dietro con me un quaderno, in viaggio, dove annoto quelli che chiamo appunti del cazzo e se li chiamo così un motivo ci sarà.Li chiamo così perché poi, quando li vado a rileggere, non so a cosa si riferiscono, per cui non servono a niente. Dovrebbero essere parole chiave, di quelle che fanno tornare in mente chissà quali cose ispirate ma si vede che io sono logorroico anche nel pensare e, se non scrivo almeno mezza pagina per appunto, non ricordo nulla ma se scrivo mezza pagina per appunto allora non sono più appunti e mi perdo tutto il viaggio a scrivere. Son cose più che pensieri. Son foto mai scattate. Oggi ho ripreso gli appunti del cazzo e, cercando di fare mente locale, ecco quello che mi sono portato a casa:
1) se si va a Londra e le previsioni dicono pioggia, è inutile intestardirsi e portarsi dietro un paio di infradito e nel caso, ricordarsi di comperare il doppio della fornitura di aspirina, perché almeno un raffreddore si becca;
2) se a Londra dicono alle sette si cena alle sette si cena. Non è che si dice alle sette per dire verso le sette ci si vede, poi magari ci si organizza, fai tu la spesa, chiamiamo la pizza a domicilio. E per forza poi c’hanno la flippa degli orologi e della precisione lì in Inghilterra.
3) Se a Londra piove e piove e piove e hai visioni di uomini con la barba bianca, panda, animali strani accoppiati stranamente, fulmini, saette, tempeste di ghiaccio, inondazioni, mondine che fanno i 200 metri farfalla nel Tamigi che manco Rosolino non è detto che sei capitato nel diluvio universale.
4) Se scrivi su Facebook sono ad Ariano il prossimo week-end e ti arrivano 11 amici con 111 proposte per raggiungerli dal Sannio a Santa Maria di Leuca, nonostante pioggia e tempeste di ghiaccio,allora puoi dire che sonostramaledettamente fortunato e minimo minimo devi scrivere un post su di loro e ringraziarli per avere sfidato le condizioni avverse, mangiato salamelle ignoranti ma simpatiche e di compagnia e che tornano a trovarti dallo stomaco all’esofago anche per ore, fatto fotografie, viaggiato quattro ore per dirti ciao, che bello incontrarti, riso con te delle tue cazzate cosmiche, abbracciato forte ci vediamo presto, bevuto caffè in barbarcollanti bar di barba barbagianni piuttosto barbellosi.
E allora grazie, a tutti voi, che mi riempite la testa di appunti che messi insieme sanno di vivo, quotidiano e continuo.

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