sabato 28 giugno 2014

Napoli


Solo in una Qasba come Napoli sarebbe potuto fiorire il mito di Diego Armando. Napoli è come l'Argentina, terra dei fuochi come quella della fucina del dio Vulcano che forgia nel Vesuvio, patria del passo di tango come quello frenetico della tarantella: una bandiera azzurra e bianca con il sole posto al centro come l'inno del mare e del mezzogiorno partenopeo. Da Napoli è stato bandito l’agio di muoversi: ci si inoltra nel labirinto cieco di mezzogiorno e si viene sportellati dai passanti, dall’invadenza del prossimo con una risata e un scùsàt' giovenò. Altrove si chiamerebbe struscio, a Napoli scansamento: il dribbling, il rinculo e la percussione tra la folla sono tecniche primarie del procedere. E allora capisci da dove vengono i funambolismo di Maradona. Aver fretta per avanzare è solo una pantomima: a Napoli la fretta è considerata la manifestazione di un disturbo nervoso. Si è parte di una vischiosità generale che non si può aggirare in cui si districa meglio chi più sguscia sfruttando la spinta dei corpi altrui, anziché esercitarne una propria. E’ il medesimo effetto che si manifesta nella vasca dei capitoni, è la stessa emicrania con cui El Pibe stordiva gli avversari in campo.   

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