Visualizzazione post con etichetta vesuvio. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta vesuvio. Mostra tutti i post

giovedì 17 luglio 2014

Senti che puzza!


"Senti che puzza, scappano anche i cani. Vesuvio lavali col fuoco."
Non sono napoletano e mi definisco ad oltranza irpino ma sono campano, emigrato in Toscana e da campano mi sento amareggiato, impolverato da tante maldicenze sul conto d'una città che adoro. Napoli non è la kasbah del terrone ma la culla d'una civiltà malmenata da troppe tante scomuniche, che arrivano oltre i confini dell'antica Partenope. E poi da chi? Da chi ci chiama camorristi e poi viene indagato per l'Expo milanese, con chi si fa grande per il miracolo padano la cui unica grazia è stata esportare la n'drangheta a Milano? Oggi mi sento napoletano ed anche io puzzo e spero che il Vesuvio mi lavi e mi disseti di lava. Io puzzo di  Capri e del suo mare che s'infrange nella Grotta Azzurra. Io parlo strano come le canzoni di Mario Merola e Massimo Ranieri, che sono cantate in tutte le lingue del mondo, altro che Mia Bela Madunina. Io puzzo del ragù la domenica mattina, che viene fuori dalle finestre di Spaccanapoli, puzzo delle sfogliatelle appena sfornate alle sette di sera, puzzo di basilico appena raccolto dal vaso d'un balcone che affaccia verso Posillipo, puzzo del sudore argentino del Pibe e delle corse di chi arriva correndo dalla scalinata di San Martino, pur di non perdersi il tramonto sul Golfo. Io puzzo di pizza che solo a Napoli sanno fare, del caffè che in altre parti d'Italia è solo acqua sporca, puzzo della scatola che mi arriva ogni fine da casa e che contiene olio e mozzarella. Io puzzo e allora il Vesuvio mi lavi, perchè questo caldo sole mi asciugherà più in fretta della fredda nebbia nordica.

sabato 28 giugno 2014

Napoli


Solo in una Qasba come Napoli sarebbe potuto fiorire il mito di Diego Armando. Napoli è come l'Argentina, terra dei fuochi come quella della fucina del dio Vulcano che forgia nel Vesuvio, patria del passo di tango come quello frenetico della tarantella: una bandiera azzurra e bianca con il sole posto al centro come l'inno del mare e del mezzogiorno partenopeo. Da Napoli è stato bandito l’agio di muoversi: ci si inoltra nel labirinto cieco di mezzogiorno e si viene sportellati dai passanti, dall’invadenza del prossimo con una risata e un scùsàt' giovenò. Altrove si chiamerebbe struscio, a Napoli scansamento: il dribbling, il rinculo e la percussione tra la folla sono tecniche primarie del procedere. E allora capisci da dove vengono i funambolismo di Maradona. Aver fretta per avanzare è solo una pantomima: a Napoli la fretta è considerata la manifestazione di un disturbo nervoso. Si è parte di una vischiosità generale che non si può aggirare in cui si districa meglio chi più sguscia sfruttando la spinta dei corpi altrui, anziché esercitarne una propria. E’ il medesimo effetto che si manifesta nella vasca dei capitoni, è la stessa emicrania con cui El Pibe stordiva gli avversari in campo.