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giovedì 24 luglio 2014

Perchè c'è un gatto in ognuno di noi

Ci sono due elementi che dal 2008 ispirano il mio hobby - o presunto tale - della scrittura. Il primo è il gatto, che ovviamente con la sua coda esprime il proprio stato d'animo, con la quale s'intrufola e mantiene l'equilibrio appena dopo un salto vertiginoso: con questo suo timone il gatto felinamente s'aggrappa, fa le fusa e graffia la vita. Il secondo elemento è un breve volume di centosei pagine, scritto da WIlliam Burroughs, edito da Adelphi: "Il Gatto in Noi". E' un piccolo libro che ricorda una raccolta di appunti, pensieri, notizie. Un diario spezzettato senza filo logico che gira intorno alla figura del gatto, alla sua influenza sull’uomo. Pensieri profondi che si spingono oltre il limite della realtà tangibile sfiorando il delirio e concretizzandosi nel sogno. Il Gatto in Noi non nel senso delle peculiarità feline riscontrabili nell’uomo ma come la presenza del gatto abbia influenzato l’uomo abituato alla sua vicinanza. Come il gatto sia concepito per essere propenso alla vita accanto all’uomo creando così un ibrido, un rapporto inscindibile, duraturo e unico. L’uomo schiavo del gatto, gli procura il cibo e gli da una casa in cambio di niente. “Come tutte le creature pure, i gatti sono pratici”, la purezza è l’istinto, l’essenzialità, la precisione. È la forza che spinge il gatto a fare solo il necessario ad essere semplicemente essenza, senza nessuna bugia o inganno. Il gatto non conosce ipocrisia e più di tutti è il gatto bianco ad essere il più sfacciato perché con il suo colore innaturale è palesemente propenso ad essere addomesticato, ha perso ogni traccia di selvatichezza. Ma non ci sono elogi solo di gatti, c’è una parte incredibilmente intensa dove Burroughs scrive che c’è un elemento magico che corrisponde alla natura, con la distruzione delle foreste c’è una diminuzione di elementi fantastici, siano reali siano fantasie personali suscitate da quel posto, per dar posto solamente al frutto dell’abbrutimento umano, hotel costosi e pacchiani e fast food. Nonostante qualche debolezza quello che emerge da questa raccolta è la voglia di ridare al gatto il suo ruolo originario che è quello di compagno psichico, di spiritello domestico che incarna memorie, fatti e personaggi che popolano il passato, reale o immaginario di chi gli vive accanto.


Il gatto non offre servigi, offre se stesso. 
Naturalmente vuole cura e non un tetto.
Non si compra l'amore con niente.
Come tutte le creature pure, i gatti sono pratici.

lunedì 14 luglio 2014

Li jàtt di lu paise

Testimoni dei paesi che resistono sul dorso dell'appennino, quello più impervio del molisannio sono loro: i gatti. Abitano le case diroccate, figliano nei vicoli, siedono sulle panchine nei parchi una volta animati da voci umane. Lo sguardo di questi felini mi è familiare: arcigno e tosto come lo stesso delle genti di questi paesi, fiero e fermo che nemmeno il vento, che qui spira freddo da ovest tra la Daunia e l'Irpinia, riesce a muovere, Muti ma pronti ad una festa, se qualcuno rivolge loro la parola. Per queste strade nei baffi felini ritrovo i fatti di chi ha vissuto le piazze e l'anima comunale. Chiamateli Marì, zi' N'tonio, Ciccillo, Commara Teresa e loro risponderanno...

martedì 13 maggio 2014

Oggi, 13 maggio


Oggi, 13 maggio 2014, a distanza di sette mesi da quando ho calato il sipario sulla precedente mia esperienza da blogger, riprendo carte e pensieri e ne faccio barca e timone nel fiume di parole che m' hanno affollato il soffitto negli ultimi tempi. Avevo ed ho la necessità di scrivere, un modo ribelle per cantarne quattro al mondo e ai suoi abitanti, per il sentimento doveroso nel dire la mia s'una serie di eventi in questo comico momento personale e nazionale, proprio ora che formicolano le mani per la voglia intensa di mettere nero su bianco le idee su quello che m'accade intorno: è il momento giusto di smetterla d'essere spettatore, è il momento che torni la cod@ del gatto. Troppo il tempo dietro la finestra in attesa che passassero inverno e pioggia: artigli lucidi, mai stati curati tanto come negli ultimi mesi, baffi ed  orecchie alzate e sinuosa la cod@ come la penna e la mano che muoverà queste future pagine. L'idea è in principio quella di non arrendersi, di non gettare vanamente tanto passato impegno letterario, di dare seguito allora al lavoro svolto dal 2009 al 2013 e che, nonostante mi galvanizzasse per i tanti plausi ed applausi ricevuti, ho chiuso in un cassetto laddove m'ero chiuso in me stesso, mortificato e strapazzato da un allora presente troppo meschino e sanguinante. Troppe sono state le persone a cui dar risposta, troppe quelle per le quali non ho osato osare, tanti i sacrifici così come i drammi: per tutto questo mi è necessario, naturalmente necessario credere di poter guardare altrove ed oltre, naturalmente a mio modo. Scrivendo. Per chi già conosce la cod@ del gatto e per chi giunge nuovo su queste pagine, il planner del nuovo blog ritroverà la sua radice già nota, quella che sa di antologia, filosofia subliminale, esperienze di vita intima, viaggi e valige di ricordi e bagagli d'esperienze del trentenne che sono diventato, lasciando spazio per la prima volta a quelle che sono le mie reali passioni: musica, fotografia, cucina e scrittura, appunto, facendone un blog non solo da leggere ma anche da guardare, ascoltare e, perchè no, mangiare. Il tutto un'assolutà innovazione: pratica teorica e più teoria pratica. Proprio per questo il primo critico del nuovo blog sono proprio io, che non ho mai creduto alla frase vediamo che succede che m'è stata lanciata sul muso troppe volte: la nuova locuzione ha il sapore di ricerco qualcosa in cui credere, come chi ha perso ciò in cui follemente, saziatamente, realmente credeva. E allora oggi, 13 maggio 2014, una data non a caso, ritorno a scrivere, perchè bisogna scrivere quando impongono il silenzio, bisogna alzarsi e andarsene quando ordinano di starsene al proprio posto: sono alla ricerca di qualcosa in cui credere e qui oggi inizia il nuovo viaggio. 
Bisogna scrivere con la sinuosità d'un g@tto. 
Sono tornato.