Ersilia deve essere stata una persona. Una donna che io non ho mai visto né conosciuto. Forse perché era già morta, quando ho cominciato a pronunciare il suo nome. Ersilia è quella figura in una foto ingiallita, mentre mi teneva tra le sue braccia, quando avevo ancora gli occhi chiusi avvolto nella coperta appena arrivato a casa dopo essere venuto al mondo. Ersilia è la signora del piano terra del condominio dove abitavo, la donna che faceva la guardia a tutti i passanti del vicolo, la stessa che riempiva con l'odore buono e accogliente del forno tutte le scale, a cui chiedere consiglio ed avere in cambio un sorriso. Ersilia ha un ingresso minuscolo, la porta di legno e un piacevole odore di fresco umido. Conserva segreti che non ho mai conosciuto e nasconde oggetti appartenuti a chissà chi. Mia madre continua a portarle tutto quello che non le serve più e che per lei, quelle lenzuola e quelle scarpe, sono tesori e doni che suo marito dalla guerra non le può più portare. Ersilia è piuttosto anziana e cammina a piccoli passi. Si muove curva e con difficoltà. Indossa il suo golfino di lana leggera e in quella foto ingiallita mi guarda con la dolcezza di chi ha deciso che ormai vale la pena voler bene a chiunque, figurarsi ad una nuova vita. Ieri l'ho incontrata in un sogno, all'ingresso di quel mio vecchio condominio: sono andato da lei, per non attendere che i suoi piccoli piedi la conducessero fino a me. Con sorriso avrebbe voluto sollevarmi come quando ero infante. Ho sentito che nelle sue braccia sottili e tremule c'era la forza di chi si passa il testimone durante una corsa: "come ti tenevo io, tu sorridi ora agli altri".

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