Ogni scrittore è pigro ma soprattutto vanitoso ed egoista: passo mesi interi a fissare la pagina bianca e poi notti intere a non smettere di partorire idee d'inchiostro, per infine vantarmi dei plausi ricevuti e guardare tutti dall'alto per i millimetri di fogli sotto i piedi. Me lo hanno fatto notare stamane: scrivere poi non è un hobby ma più uno sfogo o meglio, come cita il saggio che m'ha illuminato, "un rutto a mezzanotte in un convento di suore: liberatorio e strafottete". No che abbia il cavo orale canterino o che frequenti le monache in piena notte, se non altro per non attentare alla loro castità, ma stare dietro a questo mio "passatempo" che dura ormai da cinque anni ha aumentato spesse volte la soglia dell'attenzione sensibile dell'anima. Scrivere è una lotta lunga, spossante, come un periodo di penosa malattia e, se non si fosse spinti da qualche incomprensibile ma irresistibile demone, non ci s’imbarcherebbe mai in una simile avventura. Quel demone, per quanto se ne sa, è semplicemente lo stesso istinto che spinge un bambino a strillare per richiamare l’attenzione. E' anche vero che non si può scrivere niente di leggibile se non si lotta costantemente per cancellare la propria personalità ed è allora qui che lo scrivere è davvero uno sfogo, come quando si vuole uscire fuori d'inverno e si guarda da dietro la finestra la tempesta fuori: non resta altro che appannare col fiato caldo i vetri e con l'indice dare forma all'istinto che si manifesta in un disegno, una frase, un qualsiasi segno grafico: in quel momento è l'anima che tenta di uscire fuori dal polpastrello, troppe volte reclusa dall'intera mano e dall'intera mente che incatena il vero che c'è dentro. Non saprei dire con certezza quali siano per me le motivazioni più forti ma so quali meritano di essere seguite. E riconsiderando quello che valuto essere ancora un "hobby" giocando con grammatica ed informatica, mi accorgo di aver invariabilmente scritto pezzi d'una vita che vorrei ancora presente, decorandola con brani altisonanti ed anche con frasi senza senso e aggettivi puramente ornamentali e l'ho inteso proprio quando mi stava sfuggendo quello scopo: tenermela stretta quella vita che passava.

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