lunedì 27 ottobre 2014

Napule

Napoli. Seduto ad un tavolino di un bar sul lungomare e nonostante sia la fine d'ottobre, quando in Italia è già buio e le nuvole annunciano pioggia, il cielo è terso e il sole che cala nel mare è caldo. Qui davvero il mare luccica davanti al Golfo di Surriento. Respiro l’ossigeno al veleno di questa città che per i turisti è venduto in barattoli di latta con su scritto “Aria di Napoli”. Napoli si trasforma il weekend e diventa una signora elegante, per darsi un tono che sa più di Milano e Firenze, perché il resto della settimana è una cartolina spiegazzata, non apprezzata ma sempre amata. Seduto a questo tavolino osservo il Vesuvio e penso che questo gigante ha il carattere dei napoletani: se ne resta zitto zitto ma sul fondo ribolle, sempre attivo ma calmo, pacifico e mai rassegnato. Napoli è la città della trasformazione, degli artisti, dei guitti, del falso d’autore ed anche la  Cina ha imparato dai Napoletani. I vicoli, i panni stesi che sembrano non asciughino mai, le urla, i clacson delle auto, la musica in strada, l‘invenzione del cornetto portafortuna ma su tutto i profumi. Napoli è un tripudio di profumi a seconda dell’angolo in cui si volta: caffè, dolci, pizza, morte, vita.  E poi si fa sera e sembra di essere davanti alla vetrina di un gioielliere, dove il golfo è una collana di diamanti e le isole i suoi orecchini. Ho dedicato parole d’amore a Roma che mi ha emozionato, a Firenze che mi ospita, a Milano che adoro nonostante sia un terrone doc ma per Napoli non esistono mai abbastanza parole. Ed infine come si può pensare ad un popolo, quello napoletano, truffaldino e meschino se anche per uno sconosciuto s'indossa il migliore dei sorrisi mentre si prepara ò cafè. 

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