domenica 1 giugno 2014

OCSE vs. Bukowsky

L'OCSE, che per i meno filoacronimi è l'organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, è un organo per gli studi economici dei paesi membri dell'Europa finanziaria, che ha un ruolo consultivo e di confronto delle esperienze politiche e sociali per la risoluzione dei problemi comuni. Cosa c'entra l'OCSE con questo post? Cosa vuole quest'organizzazione con sede a Parigi da noi italiani? Ebbene l'OCSE ha lanciato un segnale preoccupante, che per certi versi è la scoperta dell'acqua calda: tre italiani su dieci non sono in grado di comprendere i testi scritti, avere un proprio raziocinio per sviluppare e mostrare la propria cooperazione sociale e singolarmente raggiungere i propri obiettivi. Velatamente l'OCSE ci dice che siamo un popolo di ignoranti. Ma va? 

Sostanzialmente l'organizzazione francese non c'imputa d'essere analfabeti ma segnala uno dei principali fallimenti della presente civiltà occidentale, che in Italia ha trovato campo fertile: l'analfabetismo funzionale, così è stato chiamato. Ancora una volta i social network sono la cartina tornasole. L'Italia è il Paese che ha più compagnie telefoniche e più contratti attivi per la comunicazione in mobilità (io da solo, ad esempio, ho tre diverse sim-card), ha più utenti connessi ai social ed è uno dei primi ad essere il più attivo nelle intercomunicazioni (chat, post, tweet, like, poke). E' paradossale dunque come gli italiani con tutto questo scambio d'informazioni manifestino le maggiori difficoltà ad elaborare in maniera adeguata le notizie e nozioni che ricevono e che quindi veicolano o rilanciano. Se un tempo l'analfabeta era sì consapevole della propria mancanza e poteva chiedere aiuto a chi scrivesse e e leggesse per lui ed intanto firmare con una croce, l'analfabeta funzionale di oggi non è nemmeno consapevole del suo problema: non comprende i termini di una polizza assicurativa, il senso di un articolo pubblicato su un quotidiano, non è capace di riassumere e di appassionarsi ad un testo scritto, non è in grado di interpretare un grafico ma ciononostante continua a palesare il suo grado di conoscenza sull'attualità postando per primo l'ultima notizia degna del pubblico social. L'italiano per l'OCSE è facebook victim, perchè solo attraverso questo asocial network s'informa, decide il proprio percorso politico, sviluppa interazioni economiche. Un analfabeta funzionale traduce il mondo paragonandolo esclusivamente alle sue esperienze dirette dettate dai like e dai commenti ricevuti e non è capace di costruire un’analisi intima e di riflesso sociale: in effetti facebook è quel passaparola di notizie più pratico che aprire un link di un quotidiano online, è lo schiaffo all'informazione dal quale apprendere la notizia schok o il gossip di turno, traduce l'italica caratteristica che a noj altri ce piace dè farce i fatti degl'altri e intanto regrediamo, non riuscendo più nemmeno a congeniare una battuta ironica e sprezzante ad un post, basta un like, o a sfoderare un nostro motto, basta un copia e incolla, o a scrivere due parole in versi, basta un condividi. Se prima dell'avvento di facebook da italiano mi ritenevo un uomo metà divano e metà pantofola, ora l'ultimo barlume di fantasia ha il suono del click del mouse.
Torniamo a sfogliare anche distrattamente i giornali gratuiti in stazione al mattino e a sederci al bar per finanche battagliare coi vecchi al tavolo sugli 80 euro di Renzi. 
Torniamo alle interazioni fisiche. 
Per tutto il resto ci sono gli aforismi di Bukowski.   

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